Cosa è la vita eterna?

Il desiderio di essere individui unici ancora per un po.
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La vita eterna è il desiderio di prolungare il tempo a disposizione per poter assaporare l’individualità, la differenziazione, il senso del controllo, del poter auto determinare il proprio destino, del poter scegliere se andare a destra o a sinistra oggi, perche ti va.

Questo desiderio è legittimo, essere individui è una figata pazzesca, ed è il regalo che l’agente creatore di tutte le cose fa alle sue creature, per mezzo di essa si possono fare esperienze incredibilmente significative e preziose.

Un individuo è la somma di forze che entrano in relazione fra loro, ciò che determina l’individualità è la capacità di mantenere intrecciate e coese queste forze.

Se la nostra individualità è imperniata sulle attività del pensiero, al momento della morte perderemo la nostra individualità. Se la nostra individualità è determinata da quello che il corpo ci permette di far essere per un certo tempo, al momento della morte tale individualità smetterà.

Per ottenere la vita eterna, l’individualità eterna occorre rinunciare a tutto quello che è dipendente da un corpo fisico.

Il corpo fisico può realizzare una copia di se stesso, un doppio fatto di fibre di energia inorganica, per essere individuo occorre avere una membrana di separazione dal resto, tale membrana ha il compito di intrappolare una quota di energia e consapevolezza e non lasciarsela sfuggire, questa quota di energia è la tua anima. L’anima è qualcosa che quando muori torna dal creatore, se vuoi la vita eterna non devi permettere alla tua anima di tornare dal creatore, essa deve rimanere dentro il tuo corpo energetico per alimentarlo.

Cerchiamo di capire bene però che tipo di consapevolezza sia questa, perché se indaghiamo a fondo scopriremo che il tipo di consapevolezza che a noi piacerebbe tanto avere dopo la morte è quel tipo di attività rivolta all’effetto che fanno i pensieri quando li sentiamo nel sangue per mezzo delle emozioni. Se il corpo va, non c’è più sangue per sentire emozioni e non ci sono più neuroni per concatenare parole e assemblare pensieri.

Tu sei identificato con il prodotto dell’attività della tua mente.

In cosa ti identifichi, in quale collettivo ti individui.

  • Nazionalità
  • Colore della pelle
  • Specie
  • Professione
  • Orientamento sessuale
  • Predominanza emotiva

La domanda cardine per portare in superficie del tue identificazioni è:

Io sono un o una……

Esempio: Io sono un umano, bianco, italiano, avvocato, gay, depresso.

Questa è una concatenazione di identificazioni.

Per liberarsi di tutte queste identificazioni, bisogna innescare un processo di auto-indagine volto a verificare cosa io sono veramente.

Secondo la visione degli sciamani del messico antico, noi siamo quello che succede quando certe cose si collegano, siamo il frutto dell’assemblaggio di qualcosa, spesso non siamo noi a determinare tale assemblaggio ma è l’ambiente psichico in cui cresciamo a farci da matrice, da madre possessiva. Sia la società che la specie sono due madri molto possessive, ti vogliono avere dentro la loro famiglia, e tu per ora di fatto lo se sei, ma puoi liberartene se lo vuoi.

Per conseguire la vita eterna occorre identificarsi con il punto di assemblaggio e non con l’effetto di una precisa configurazione.

Tu sei il punto di assemblaggio, sei la capacità di manovrarlo e configurarlo, non l’effetto che produce, quindi sei potenzialmente infinito? Si.

L’unica cosa che può incamminarsi verso l’infinito preservando la consapevolezza è un’entità che è pienamente identificata con il punto di assemblaggio e non il prodotto di una selezione di emanazioni.

Immagina di essere uno stregone, che trova il modo di trasformarsi in corvo.

Sei sia un corvo che un umano stregone, ma in realtà sei una cosa che può essere umana e che può essere altro, sei sempre prima dell’effetto. Sei la causa.

Chi decide di seguire questa via verso la disidentificazione dagli effetti della posizione del punto di unione, ha una qualche possibilità di vivere in eterno.

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