Il problema della morte.

Soffrire per cosa in fine…
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Io (warin) nella vita mi occupo di risolvere problemi, indirizzo le mie peculiari capacità e la mia energia nel cercare di fornire alla persone mezzi e conoscenze per risolvere i problemi che hanno, per un motivo semplice. Quei problemi che uno si porta dietro tutta la vita non sono che una minima, minimissima parte dei veri e reali problemi di un essere umano, esistono problemi molto difficili da risolvere che l’essere umano comune ignora completamente per tutta la vita.

Il problema dei problemi è semplice, come ottenere la vita eterna, penso che nessuno di voi lettori ami l’idea di perdere la consapevolezza al momento della morte e smettere di esistere, non esserci davvero più, questo è quello che accade agli umani al momento della loro dipartita, che potrebbe arrivare in ogni momento. Le religioni hanno creato sistemi di fede che inducono a credere che se si conduce una vita moralmente alta, si otterrà il premio, questo non è vero, occorre svegliarsi all’idea di esistere dentro un universo di natura predatoria, non fondato sul bene e sulla libertà, questa è la cruda realtà con cui si deve scontrare. L’idea di essere esseri speciali, che si incarnano perché qualcuno gli vuole bene e gli ha fatto un regalo è una menzogna, è una storia che si racconta per aiutare le persone a concentrarsi sulla loro vita e poter essere validi lavoratori e produttori di beni di consumo e servizi.

Per mezzo di questo sito e della mia opera di divulgazione ed insegnamento, cerco di sensibilizzare chi si sente pronto ad allontanarsi da questa visione ingannevole.

Al momento della morte, la struttura energetica che da coesione e continuità al nostro essere ed esistere e che ci permette di essere chi siamo per un certo tempo, va in pezzi, perché fondamentalmente è debolissima, chi arriva al momento della morte senza aver sviluppato una certa maestria nell’ambito della consapevolezza, dell’attenzione, e non ha raggiunto un grado di competenza su certe materie, ci arriverà impreparato, una volta che il cuore si ferma e il cervello smettere di ricevere sangue e ossigeno, il pensiero si ferma, la cognizione si ferma, tutto si ferma, ed inizia un processo di frammentazione e decomposizione sia della struttura fisica che di quella energetica, ma se la persona prima di raggiungere la morte ha saputo radunare la totalità della sua energia e uscire dal corpo dalla porta giusta, saprà come fare in quel momento, e non avrà più bisogno di pensare, parlare o quant’altro, perché avrà a disposizione tutte le prerogative del corpo energetico.

Un’essere umano che muore avendo oltrepassato certi varchi della conoscenza invece ha a disposizione un destino differente.

Come è possibile provare tutto questo?

Semplice, ci si incammina in un percorso di lavoro pratico volto ad attivare le proprie competenze astrali, dopo di che si apprende a presenziare alla morte di qualche persona e si segue attentamente tutta la fenomenologia di ciò che accade a quell’anima. Tenendo bene a mente che tutte le esperienze relative all’apertura di tunnel e alla comparsa di parenti, sono proiezioni che per mezzo dell’ultima energia rimasta il defunto cerca disperatamente di sperimentare, e naturalmente si manifestano, ma durano molto poco, perché il defunto non è in grado di mantenere un certo controllo sulla sua coesione interna, allora pezzo dopo pezzo, le fibre di energia che compongono l’identità di tale persone si staccano, risucchiate da una forza che le vuole assorbire, in realtà quella forza è solo interessata all’esperienza registrata dentro la consapevolezza, se l’umano non è riuscito a separare la sua esperienza dalla sua consapevolezza, a produrre una copia di tale consapevolezza e non è in grado consapevolmente di consegnarla a quella forza, esso stesso ne verrà inghiottito, consumato e digerito.

C’è una differenza madornale fra chi emana la consapevolezza e fra chi crea le condizioni affinché la consapevolezza emanata entri dentro ricettacoli fisici, noi siamo abituati a chiamare dio, quell’insieme di forze che amministrano la consapevolezza e non il tipo di forza che la emana.

C’è chi emana la consapevolezza, c’è chi la amministra, chi ci ha creato è chi amministra la consapevolezza, quello è il nostro creatore, ma egli non è l’agente emanatore della consapevolezza, assomiglia più ad un demiurgo, che amministra quello che già c’è a suo uso e consumo.

Leggendo queste parole, la reazione più comune è la negazione, il non voler credere per nessun motivo che questa sia la verità e molti lettori scapperanno a gambe levate da questo sito, non gliene faccio un torto, ma qualcuno, qualcuno di coraggioso, resterà, per capire meglio.

Prima si accetta di esistere all’interno di un universo di natura predatoria, prima ci si sveglia.