L’albero della vita

Cosa è l’albero della vita e cosa significa risalirlo?
INTRODUZIONE AL PENSIERO KABBALISTICO
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin
Share on pinterest
Share on whatsapp
Share on email

Secondo una certa corrente di pensiero Kabbalistico, diccendere significa incarnarsi, è il viaggio che si fa dal mondo dello spirito (cioè tutto quello che non esiste ancora) per volontĂ  del divino fino alla manifestazione: nei 9 mesi di gestazione noi riceviamo dagli angeli tutta una serie di lezioni sia sulla vita in generale, che sulla vita che andremo a vivere (poi capiremo cosa si intende per ricevere lezioni dagli angeli), risalire significa tornare nella dimensione da dove veniamo, portando il frutto della consapevolezza con dentro l’esperienza, che per maturare deve ricevere la luce di tutte e 10 le stazioni celesti, le Sephiroth. Il frutto dell’albero della vita è la vita eterna, ossia la possibilitĂ  di mantenere la propria consapevolezza al momento della morte. (ma anche su questo tema c’è molto da dire e ne parlo in altri articoli…)

Le 22 lettere ebraiche e il potere del pensiero analogico.

Per prima cosa bisogna prendere in considerazione che l’alfabeto ebraico paleolitico, quello vicino al fenicio è l’alfabeto di origine dal quale provengono le lettere del nostro alfabeto, questo è stato ampiamente dimostrato, quindi siamo intimamente connessi a questo alfabeto.

Cosa rende “sacro” l’alfabeto ebraico?
L’alfabeto ebraico è considerato sacro per una ragione specifica: la principale differenza tra l’ebraico e le altre lingue è che ogni lettera ebraica è un simbolo, che contiene al suo interno un’immagine fondamentale ed una vasta quantità di significati simbolici tutti inanellati fra loro, che vengono associati ad ogni lettera, nello stesso modo dei geroglifici egizi o mesoamericani. La Aleph, ad esempio, è l’immagine di un bue, ed al suo interno contiene tutti i significati di immensa potenzialità, forza, ogni idea di capacità, grande serbatoio di energia. Basta pensare a quanto il bue per i popoli della Mesopotamia fosse l’origine di tutta la loro civiltà, in quanto era l’animale che permetteva di arare la terra, quindi di intensificare i raccolti e dare vita al commercio. La lettera A è la prima dell’alfabeto perché il bue che ara la terra è l’origine della civiltà.

Nelle altre lingue abbiamo perso la capacità di comprendere il significato di una parola in funzione delle lettere che la compongono, mentre questa cosa nell’ebraico biblico invece è possibile. Le lingue di origine latina sono tutti simulacri, ossia copia di una copia di una copia, di cui abbiamo perso l’originale. Questo rende l’alfabeto ebraico sacro ed importante, perché grazie allo studio delle lettere ebraiche possiamo ritrovare l’autentico significato delle parole e far sì che il nostro linguaggio sia basato su qualcosa di reale.
La tradizione ebraica è convinta che Dio, il complesso di forze divine che crea l’universo, lo fa per mezzo di 22 archetipi fondamentali, che sono rappresentati dalle 22 lettere dell’alfabeto ebraico.

Un aspetto molto interessante della lingua ebraica è che per essere letta in modo geroglifico ci costringe ad usare entrambi gli emisferi del cervello, bisogna processare sia il ragionamento logico che le immagini simboliche.
Per lavorare con la lingua ebraica e con tutta la Kabbalah in generale è sempre richiesto l’uso del pensiero analogico non lineare, metaforico e simbolico, ogni volta che i due emisferi si sincronizzano, l’attività energetica ed elettromagnetica del cervello e del corpo aumenta, questo è uno degli aspetti più importanti da prendere in considerazione, proprio perché insita nella lettura geroglifica dei simboli c’è la loro “attivazione di energia psichica” e quindi il contatto diretto con le energie divine ed archetipiche che sono alla base di ogni cosa nell’universo.

La vibrazione delle lettere
Ogni lettera ha la propria vibrazione, la mente inconscia entra in risonanza con la presenza di una lettera ebraica senza il bisogno di consapevolezza cosciente, quindi anche senza conoscere tutte le sfumature e il significato di ogni lettera, se c’è un po’ di silenzio interiore qualche corda interna risuonerà con la lettera ed inizierà ad influenzare la percezione e l’immaginazione, inoltre bisogna tener conto che per millenni queste lettere sono state usate per fare magia, quindi a livello collettivo sono simboli ricchi di potere ed energia anche per questo motivo.

Imparare l’alfabeto ebraico non significa imparare a leggere e parlare in ebraico. Il tipo di studio che tratto su questo sito non prevede di imparare a leggere l’ebraico, anzi da un certo punto di vista lo sconsiglio, perché finiremmo per sentire il bisogno di chiudere ogni parola all’interno di una definizione chiusa, specifica e socialmente condivisa, la nostra razionalità finirebbe per limitare la ricchezza che possiamo estrarre dall’uso analogico di questo alfabeto, dio ce ne salvi.

La mente inconscia e il potere del simbolo
Un simbolo è un’immagine che rappresenta qualcos’altro, spesso di natura astratta, vediamo simboli tutti i giorni quando incrociamo un segnale stradale di pericolo o quando entriamo in chiesa o in un museo. Certi simboli sono completamente integrati nel nostro inconscio, ed assumono immediatamente significato. Ma non è cosi per tutti i simboli, ad esempio quando si guarda Gesù sulla croce la persona media pensa alla persona crocefissa, condannata a morte, mentre quel simbolo è lì per offrire accesso a strati di significati ben più importanti e profondi che porterebbero ad una maggiore comprensione del perché quel simbolo è messo sopra l’altare.
La metà sinistra del nostro corpo e l’emisfero destro del nostro cervello sono progettate per processare le informazioni in modo simbolico, analogico, per somiglianze, differenze, associazioni e corrispondenze. L’altro lato, invece, si occupa di processare il pensiero in modo lineare, con la ragione e la logica, il lato destro è il contenitore di tutte la mappe psichiche collettive, contiene tutti i comandi che riceviamo sul come ci dobbiamo comportare in ogni ambito sociale.
L’uomo occidentale medio, civilizzato e addomesticato, ha perso o meglio non sviluppa quasi mai le immense capacità analogiche del lato sinistro: l’alfabeto ebraico, come l’astrologia, l’immaginazione, la poesia, la divinazione, i tarocchi sono tutti modi per mettere in moto il lato sinistro. Pensate alla mente inconscia come ad un’elefante e all’io razionale come ad un fantino in sella all’elefante, per motivare l’elefante a muoversi nella direzione che vogliamo noi (l’io razionale, la mente conscia), bisogna trovare l’accesso alla sensazione giusta, allo stato giusto, all’emozione, la conoscenza non è sufficiente, credo tutti ne abbiate un’idea, bisogna collegarsi alla parte emotiva e immaginativa, i simboli hanno grande potere in questo senso di ingaggiare l’attenzione dell’inconscio e quindi di motivare l’elefante a muoversi nella direzione scelta, anche perché se si decide di andare nell’altra direzione, si farà sempre poca strada. Kabbalisticamente parlando, l’elefante è il lato sinistro del corpo, che è la sede dell’energia, e se non comunica bene con il lato destro, non ci si muove!

Il pensiero analogico
Il pensiero analogico è un tipo di pensiero mediante il quale si prendono in considerazione analogie e somiglianze per trarre conclusioni e per trovare significati ampi, profondi, estesi, astratti, ma al contempo molto pratici. Un’analogia è un tipo di confronto tra due cose che sviluppa un tipo di comprensione e significato diverso, più creativo, intuitivo.

Facciamo un esempio:

La lettera Mem rappresenta l’elemento acqua (oltre ad altri concetti) e la lettera Chet rappresenta l’idea di un percorso indirizzato, la lettera Resh rappresenta il fluire, se mettiamo insieme questi 3 simboli otteniamo l’idea di un corso d’acqua che fluisce. Ma alla stessa combinazione di lettere può essere attribuita una funzione metaforica e un’intenzione atta a rappresentare ad esempio l’intenzione che un problema che ci attanaglia possa trovare soluzione in modo “analogo” a come un fiume trova sempre il modo di arrivare al mare. Secondo un’interpretazione Kabbalistica, queste 3 lettere potrebbero simboleggiare una forza della natura che è rappresentata simbolicamente dallo spirito dei fiumi, il quale ha il potere di far si che le cose fluiscano. Chi riesce a fare contatto con queste tre lettere può chiedere a tale spirito un aiuto in relazione al suo ambito di competenza, ma bisogna prendere in considerazione che non è l’energia angelica che può decidere se offrire o no il suo aiuto, ma è la nostra capacità di rimanere in contatto con quel simbolo per il tempo necessario, ad operare ciò che vogliamo operare.

Per gli ebrei Kabbalisti, non può esistere il concetto di spirito del fiume, perché loro credono che tutto sia manifestazione di un unico dio, per gli sciamani di ogni etnia invece pensare alla divinità come a forze della natura che intervengono sia nella materia, che nella psiche invece è possibile, alla fine sono soltanto convenzioni, si può passare da una all’altra con estrema comodità.