Le 10 Sephiroth

Introduzione ai 10 zaffiri celesti
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Attenzione: Il testo che si trova in questa articolo non va letto in modo superficiale, certe frasi sono scritte con parole assemblate in modo inconsueto, sembra scritto male, il consiglio per trarre il meglio da questo testo è di leggere una frase 6 volte per capirla.

L’albero della vita e le 10 Sephiroth

Per gli antichi dire albero significava dire qualcosa che si ramifica, cresce, fa frutti e fiori, nel loro tentativo di cogliere la struttura profonda della realtà, vennero a conoscenza di un modo di rappresentare su carta la dinamica di formazione di tutte le cose che dio crea, creando la sua creazione.

Secondo gli antichi, se dio non esistesse, non esisterebbero quelle 9 virtù fondamentali che contraddistinguono gli essere umani da tutto il resto. Questi attributi sono la volontà, l’intelligenza, la saggezza, l’amorevolezza, il giudizio, l’equilibrio, la bellezza, la maestria, la capacità di rendere i desideri fondamentali. Questi attributi non si sono manifestati (molto) negli esseri umani perché cerano le condizioni, ma perché dio ci ha creato a sua immagine e somiglianza. Questo era il Rational del mondo ebraico antico.

Che questo sia vero o no è una questione che riguarda l’intima esperienza di ogni individuo e le sue capacità di percepire dio senza interpretarlo.

Quello che è importante sapere è che gli antichi avevano capito una cosa fondamentale, che quelle 9 virtù, sono le uniche che esistono e da quelle e per mezzo di quelle hanno origine tutte le possibili sfumature di ciò che viene a formarsi e si manifesta. Se ti sforzi di trovarne un’altra, che appartenga alla stessa categoria che non sia il risultato di un interazione fra quelle presenti, non ci riuscirai.

Quindi, questo è l’aspetto importante. Attraverso lo studio dell’albero della vita e dell’alfabeto ebraico, è possibile comprendere come queste 9 parti sono collegate fra loro e come insieme possono dare vita ad ogni sfumatura possibile.

Il secondo aspetto fondamentale da prendere in considerazione è che l’albero della vita è una mappa perfetta del giro del sole nelle 12 costellazioni, per capire bene questa dinamica suggerisco di iscriversi e accedere ai videocorsi dove approfondisco questo aspetto.

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L’Albero della Vita è la struttura dell’esistenza che dona la vita, al suo interno scorre una linfa che vitalizza tutto ciò che incontra, sui rami di questo albero crescono dei frutti, che permettono di vivere la vita con il massimo senso di appagamento esistenziale, ognuno di questi frutti è prodotto da una legione di angeli e al suo interno contiene una quintessenza. Chi decide di nutrirsi di questi frutti, ne sarà da essi sicuramente nutrito, vivificato, sostenuto, aiutato in modi spesso incomunicabili a parole.

La saggezza ebraica antica ci spiega come l’energia primordiale nel suo costante divenire, crea ogni cosa, l’Albero della Vita illustra come l’energia che proviene dalla fonte di tutto, passa dallo stato di potenzialità allo stato di manifestazione, seguendo 10 passaggi di raffinazione dell’energia. Le 10 Sephiroth sono centri di emanazione con funzioni specifiche che appunto elaborano l’energia o in discesa o in risalita lungo la struttura dell’albero.

Le sfere della colonna destra hanno caratteristiche di espansione e la loro funzione è di generare ed emanare energia, mentre le sephire della colonna di sinistra hanno caratteristiche di contrazione, e la loro funzione è di dare forma all’energia prodotta dall’altro lato.

Il pilastro centrale ha la funzione di organo equilibratore e regolatore. La differenza principale tra il pilastro di destra e quello di sinistra è che quello destro ha caratteristiche espansive, creative e generative, mentre quello sinistro è contrattivo, distruttivo, limitativo, il pilastro di destra fornisce energia, quello di sinistra gli dà una forma, quindi cancella, distorce, generalizza quello che il pilastro di destra gli fornisce. Si può anche dire che il pilastro di destra è la parte che tende verso la benevolenza e l’accettazione, il lasciare che le cose siano, mentre il pilastro di sinistra invece, tende a dominare, a controllare, a disciplinare, quindi anche a regolamentare.
Potremmo dire che il pilastro di destra ha a che fare con l’abbandono e quello di sinistra con il controllo.
Il pilastro al centro invece è proprio quello che ha il dovere di armonizzare, bilanciare, compensare, il controllo e l’abbandono.
Il pilastro destro è chiamato il pilastro della misericordia, nel linguaggio comune non religioso questa parola non viene quasi mai usata, viene confusa con pietà, compassione, indulgenza. La misericordia è la disposizione ad essere tendenzialmente buoni con gli altri e facili al perdono. Ma ecco appunto che una misericordia non equilibrata porta verso l’annebbiamento e la perdita della volontà, simultaneamente una severità non equilibrata porta ad un indurimento ed una inflessibilità che non portano da nessuna parte.

I tre pilastri rappresentano appunto 3 forze della natura, quella positiva, quella negativa e quella neutralizzante.

La kabbalah si pone come studio di carattere sia teorico che pratico volto ad equilibrare e bilanciare tutti gli opposti con maestria artistica.

Bisogna ricordare che l’albero della vita è un simbolo, appunto e in quanto tale cerca di essere portatore di certe idee, ad esempio l’idea del diramarsi, dell’estendersi delle possibilità. Quando immaginiamo di vedere tutti i collegamenti del sistema nervoso, o dei vasi sanguigni, ecco che questi ci appaiono come un albero con tante ramificazioni, nello stesso modo l’albero della vita può apparire come albero, pieno di diramazioni possibili che partendo da scelte generali, daranno vita a conseguenze più piccole.

Le 10 Sephiroth come 10 livelli di apprendimento.

  • Yesod: imparare a desiderare: sentire la mancanza di qualcosa
  • Hod: imparare a brillare e far brillare tutti, cioè aumentare valore e importanza di tutti, diventare principi maestosi
  • Netzach: imparare il bello, a rendere specifici i nostri desideri e collegarli ad un bisogno di bellezza
  • Tifaret: imparare la moderazione, la moderazione di ogni aspetto e l’armonia fra opposti
  • Gevurah: imparare la giustizia, apprendere ciò che è giusto fare in ogni circostanza, imparando la relatività del giusto e dello sbagliato in conformità con le leggi universali
  • Chesed: Imparare l’abbondanza, imparare ad accedere ad immense quantità di energia che sono spesso attivate nel dare agli altri ciò che è abbondanza in sé stessi
  • Binah: Imparare a capire e comprendere, per organizzare la vita con intelligenza
  • Hockmah: Imparare a sapere, imparare ad accedere al bagaglio dell’esperienza dell’universo
  • Keter: Imparare a volere, assumersi la responsabilità di realizzare tutte le intenzioni che ci troviamo ad avere

L’Albero della vita, con le sue 10 Sephiroth, illustra come la divinità crea tutto, questo vale sia per la creazione di un essere vivente, di un progetto, di una civiltà, di una galassia etc.

Le sephiroth e i 22 sentieri rappresentano il collegamento fra il creatore e la creazione, fra l’informazione e la materia, tra la potenzialità e la manifestazione.

Nella bibbia sono menzionati due alberi (in genesi 2:9 e 2:17), quello della vita e quello del bene e del male.

Questi due alberi rappresentano due fondamentali aspetti dell’esistenza, c’è la conoscenza in cui si tende a rimanere impantanati: l’aspetto descrittivo, mentale, intellettuale, interpretativo, sganciato dalla verità oggettiva, relativo all’albero del bene e del male, che appunto non tiene conto della componente energetica, vitale e cosciente del corpo, anzi la ignora completamente, e poi abbiamo l’Albero della vita: l’aspetto più oggettivo di ciò che sembra essere più reale e consistente, che non lascia spazio a tante interpretazioni. La Kabbalah ci porta a riconoscere che noi facciamo parte della vita, non siamo separati da essa, anche se a volte ce ne dimentichiamo.

All’interno della religione e della mistica ebraica, l’albero della vita è considerato in primo luogo un simbolo del modo giusto di vivere prendendo esempio dagli alberi e dai vegetali, il seme germoglia, mette radici, inizia a crescere, cerca di accedere alle risorse di cui ha bisogno, crea le foglie per assorbire la luce, fiorisce e dà buoni frutti, vive in armonia con gli altri, è tendenzialmente pacifico: in questo modo i saggi di questa tradizione cercavano di usare questa metafora, come modello ideale per lo sviluppo della coscienza umana.

Secondo la Kabbalah dal momento del concepimento alla nascita noi abbiamo attraversato in discesa le 10 Sephiroth, dove abbiamo incontrato una serie di energie angeliche che ci hanno fornito una serie di conoscenze e attributi fondamentali per la nostra vita.

La risalita dell’albero della vita prevede che la coscienza dell’individuo si desti dal mondo della materia, ed inizi a prendere coscienza di sé, a crescere, a cambiare ed evolversi, per riuscire a riconquistare la connessione con la propria volontà spirituale, la meta dell’albero della vita è completare il processo di individuazione, divenire pienamente se stessi, ottenere un perfetto equilibrio di tutte le qualità presenti nelle varie sephiroth, e per fare questo il mistico cammina sui sentieri del proprio albero e lavora su di sé.

La parola Evoluzione, ha intimamente a che fare con la parola Volontà.

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